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Legge di Bilancio 2019 in Parlamento, tutte le misure per la casa

Dopo la firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la legge di Bilancio 2019 è ora passata al vaglio del Parlamento. Vediamo quali sono le misure per la casa contenute nel testo di 108 articoli.

Le misure centrali per la casa sono contenute negli articoli 11 e 12 della nuova legge di Bilancio. Le novità più importanti riguardano la proroga delle detrazioni, dal bonus ristrutturazioni al bonus mobili, passando per l’ultimo arrivato, il bonus verde.

Bonus ristrutturazione 2019

L’articolo 11 della legge di Bilancio contiene la proroga del bonus ristrutturazioni per il 2019. La misura prevede la detrazione del 50% dall’Irpef dei costi sostenuti per gli interventi di ristrutturazione. La detrazione deve essere fruita in 10 quote annuali dello stesso importo per un costo massimo di 96mila euro.

Detrazioni fiscali risparmio energetico

Le detrazioni fiscali per il risparmio energetico sono prorogate anche per il 2019. La detrazaione è al 50%, ma l’aliquota sale al 65% per l’acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti, per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di apparecchi ibridi, l’acquisto e posa in opra di generatori d’aria calda a condensazione.

Bonus verde anche nel 2019

La detrazione del 50% per gli interventi di cura, ristrutturazione e irrigazione del verde privato sarà valida anche per tutto il 2019. Il bonus verde 2019 sarà valido per tutte le spese sostenute nel prossimo anno.

Bonus mobili per il 2019

Resterà in vigore fino a tutto il 2019, il bonus per l’acquisto di mobili e di elettrodomestici in classe A e A+. Ma attenzione: per il prossimo anno lo sconto spetterà solo per i lavori iniziati a decorrere dal 1º gennaio 2018. Le altre condizioni restano invariate.

Sismabonus, le detrazioni anche per il 2019

L’agevolazione per le spese sostenute per gli interventi antisismici su edifici compresi nelle zone 1 e 1 (ovvero le zone ad alta pericolosità), il cosiddetto Sisma bonus, si potrà utilizzare anche per il 2019. Ricordiamo inoltre che l’intervento volto a ridurre di due classi il rischio sismico gode di una detrazione del 70%, di due classi dell’80%.

Terreni gratis ai giovani e mutui agevolati

E’ una delle novità più discusse della manovra. Prevede la concessione di terreni gratis per 20 anni alle famiglie con un terzo figlio in arrivo dal 2019, 2020 e 2021. Inoltre c’è la possibilità di usufruire di un mutuo a tasso zero fino a 200.000 euro, acquistando la prima casa nelle vicinanze dei terreni.

Cedolare secca per gli affitti commerciali

L’estenzione della cedolare secca anche per i negozi C1 sotto i 600 m2, sempre e quando il contratto di affitto, alla data del 15 ottobre 2018, non sia chiuso anticipatamente rispetto alla data naturale del contratto.

Fonte:Idealista notizie

Agevolazioni prima casa, cosa accade in caso di vendita entro 5 anni

Le agevolazioni per l’acquisto della prima casaprevedono la riduzione dell’imposta di registro, se si acquista da un privato, e dell’Iva, se si acquista da un’impresa. Non sono inoltre dovuti imposta di bollo, tributi speciali catastali e tasse ipotecarie sugli atti assoggettati all’imposta di registro e quelli necessari per effettuare gli adempimenti presso il catasto e i registri immobiliari. Ma ci sono alcune condizioni da rispettare. Vediamo, in particolare, cosa accade in caso di vendita entro 5 anni.

Agevolazioni prima casa, i vantaggi fiscali

Si ricorda, innanzitutto, che quando si parla di agevolazioni per l’acquisto della prima casa se il venditore è un privato o un’impresa che vende in esenzione Iva, le imposte da versare con i benefici prima casa sono: imposta di registro proporzionale nella misura del 2% (invece che 9%); imposta ipotecaria fissa di 50 euro; imposta catastale fissa di 50 euro. Se, invece, si acquista da un’impresa, con vendita soggetta a Iva, le imposte da versare con i benefici prima casa sono: Iva ridotta al 4% (invece che 10%), imposta di registro fissa di 200 euro; imposta ipotecaria fissa di 200 euro; imposta catastale fissa di 200 euro.

Agevolazioni prima casa, vendita entro cinque anni

Chi vende una prima casa entro 5 anni dall’acquisto – e non acquista entro 12 mesi un nuovo immobile da destinare ad abitazione principale – perde il diritto agli sconti di cui ha usufruito al momento di stipulare il rogito. Di conseguenza, diventa necessario il ricalcolo delle imposte con l’applicazione delle aliquote ordinarie – 9% di imposta di registro, invece del 2% (o Iva del 10% invece del 4%) – e il versamento della differenza rispetto a quanto pagato a suo tempo più una sanzione del 30% in caso di accertamento e gli interessi legali.

Si può anticipare il Fisco, senza attendere l’accertamento, recandosi all’Ufficio dove è stato registrato l’atto con una copia del rogito. In questo caso, se non è ancora passato un anno dalla vendita dell’ex abitazione principale – il termine entro il quale non si decade dalle agevolazioni se si riacquista di nuovo la prima casa – non sono dovute sanzioni e si versa solo la differenza di imposta ricalcolata direttamente dagli uffici, più gli interessi calcolati anno per anno al tasso legale; se invece è passato più di un anno, oltre alle imposte, sono dovute le sanzioni, graduate in base al momento in cui avviene la regolarizzazione (ravvedimento operoso) e gli interessi.

Ma non solo. In caso di vendita della prima casa entro i 5 anni può scattare anche la tassazione sull’eventuale plusvalenza (con possibilità di beneficiare di un’imposta sostitutiva del 20% invece delle aliquote progressive Irpef), ma solo se l’immobile non è stato adibito ad abitazione principale per la maggior parte del periodo di tempo intercorso tra acquisto e vendita.

Fonte: Idealista notizie

Perché ti conviene ristrutturare casa nel 2018: gli incentivi che potresti perdere il prossimo anno

La fine dell’anno potrebbe portare via con sé anche le detrazioni fiscali attualmente in vigore per la messa a nuovo della propria abitazione. In attesa, infatti, della manovra del governo, e di un’eventuale proroga dei benifici, conviene rimboccarsi le maniche e ristrutturare la propria casa nel 2018. Vediamo quali sono i bonus che si potrebbero perdere nel 2019, secondo gli esperti di Habitissimo.

Bonus ristrutturazioni: cosa succederà nel 2019?

Il bonus ristrutturazione consiste in una detrazione Irpef al 50% con limite di spesa di 96 mila euro per lavori di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia su abitazioni o parti comuni di edifici condominiali (purché non comportino un cambio di destinazione d’uso o volumetrico).

Sono compresi interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche, realizzazione di opere per mettere in sicurezza gli edifici contro gli infortuni domestici, installazione di misure antifurto, interventi di bonifica da amianto e realizzazione di box auto pertinenziali. Secondo rumors di mercato, sul fronte delle ristrutturazioni si dovrebbe tornare alla detrazione del 36% con un massimale di 48mila euro.

Bonus mobili nel 2019 sarà cancellato?

Probabilmente questo incentivo sarà tra quelli più penalizzati dalla nuova legge di bilancio. Incluso nel 2018, ma attivo da diversi anni, il bonus mobili consiste in una detrazione Irpef del 50% sull’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici con la condizione è che i beni siano destinati ad un immobile oggetto di ristrutturazione e che gli elettrodomestici siano di classe non inferiore ad A+ (A per i forni) per un massimo di 10 mila euro.

In arrivo modifiche ecobonus

Anche l’ecobonus, sebbene non sia prevista una totale cancellazione, sicuramente sarà rivisto dalla prossima manovra. Le detrazioni, che fino al 31 dicembre 2018 varieranno ancora dal 50% al 75% a seconda del livello di miglioramento della prestazione energetica,  rischiano un abbassamento delle percentuali.

I vantaggi per la ristrutturazione casa

E’ vero che la prima idea che viene alla mente quando si parla di ristrutturare casa è quella di valorizzare l’abitazione dal punto di vista estetico (aprire la cucina, rifare il bagno, cambiare il pavimento ecc.)  ma la ristrutturazione di una casa può riguardare anche altri aspetti ugualmente importanti come ad esempio quello dell’uso in casa delle energie rinnovabili o l’isolamento per migliorare l’efficienza energetica della propria casa evitando innanzitutto la dispersione del calore. Quest’ultima operazione può interessare le pareti, il tetto, il pavimento ecc.

I passi da seguire se vuoi ristrutturare casa

Dopo aver deciso i lavori da compiere è importante sapere a chi affidarli. Il seguente passo da fare è individuare un professionista valido attraverso referenze e opinioni di altri clienti su internet . Quindi sarà importante stabilire budget di spesa, definire in dettaglio il progetto, affidare la ditta per i lavori e verificare che le pratiche siano state presentate presso gli uffici competenti. Altro aspetto importante da non sottovalutare è quello di monitorare i lavori nelle varie fasi per evitare brutte sorprese.

 

Fonte : Idealista news

Errore nella bolletta dell’acqua: come comportarsi?

Arriva una bolletta dell’acqua troppo “pesante”? Si sospetta un errore di calcolo? Cosa bisogna fare in questi casi, e a chi occorre rivolgersi per un reclamo?

Può succedere che l’importo di una bolletta sia calcolato scorrettamente, anche per malfunzionamenti del software responsabile dei conteggi, oppure per altri motivi. In questi casi, se si è sicuri dell’errore, basta sporgere un reclamo per poter ottenere l’eventuale rimborso o qualche agevolazione.

Come rendersi conto dell’errore in bolletta? Bisogna ricordarsi bene la media degli importi solitamente addebitati: se la bolletta in questione si discosta troppo rispetto a quegli importi, è probabile che l’errore ci sia. Occorre allora intervenire tempestivamente.

Come si sporge reclamo per una bolletta troppo alta? Innanzitutto occorre inviare una lettera di reclamo alla società che gestisce il servizio idrico. Nella lettera bisognerà indicare i dati anagrafici, l’indirizzo dell’utenza e il numero della fattura sbagliata. Se si hanno sospetti su una possibile causa per l’errato calcolo, è bene specificare anche questi. La lettera andrà poi consegnata di persona presso gli uffici del gestore, per raccomandata con ricevuta di ritorno o via e-mail solo se si dispone di un indirizzo PEC, che ha valore legale. Dal momento della ricezione della lettera, la compagnia ha 30 giorni di tempo per procedere alle verifiche a seguito delle quali, eventualmente, verrà emessa una nuova fattura a storno della precedente.

Se la causa della bolletta eccessiva fossero delle perdite d’acqua, la società che gestisce il servizio non potrà essere ritenuta responsabile, ma le si potranno chiedere formule di pagamento agevolate. Anche in questo caso bisognerà recarsi negli uffici della società per compilare la domanda, indicando dati anagrafici della propria famiglia e stato del proprio reddito.

In caso non vi fosse nessun errore, ma l’importo richiesto fosse troppo alto per poter essere saldato in un’unica soluzione, si può infine chiedere il pagamento rateale.

Fonte:Idealista

Imu e Tasi, le sanzioni per il ritardato pagamento

Il 18 giugno è stato l’ultimo giorno utile per il pagamento della prima rata 2018 di Imu e Tasi. Ma cosa succede se le imposte non sono state versate alla scadenza prevista? Molto semplice: si va incontro a sanzioni, il cui importo varia a seconda del tempo impiegato per regolarizzare la propria posizione con il Fisco.

Grazie allo strumento denominato “ravvedimento operoso”, il contribuente ha un anno di tempo per versare quanto dovuto con un importo maggiorato con gli interessi e le sanzioni dovute. Ecco come funziona questo strumento.

Ravvedimento operoso per Imu e Tasi 2018

Lo strumento del ravvedimento operoso prevede il pagamento, oltre la somma dovuta, anche di sanzioni e interessi, che dipenderanno dal ritardo con cui verranno versati gli importi. Ci sono quattro diversi tipi di ravvedimento.

  • Ravvedimento sprint – per un ritardo fino a 14 giorni si calcola una sanzione pari allo 0,2% al giorno fino a un massimo del 2,8% per 14 giorni di ritardo più gli interessi (dal 1º gennaio 2015 il tasso di interesse annuo è stato fissato allo 0,5%).
  • Ravvedimento lungo – ritardo dal 31º giorno fino a un anno. La sanzione è del 3,75% più gli interessi, da calcolarsi al saggio legale annuo dello 0,5%.
  • Ravvedimento breve – per un ritardo dal 15º fino al 30º giorno, la sanzione da applicare sarà pari al 3% più gli interessi da calcolare (aliquota dello 0,5% annuo).
  • Ravvedimento medio – si applica dopo il 30º giorno e fino al 90º e prevede una sanzione fissa del 3,33% dell’importo da versare più gli interessi giornalieri calcolati sul tasso di riferimento annuale.
  • Fonte:Idealista

Cedolare secca 2018, quando si paga l’acconto

Il regime della cedolare secca per gli affitti consiste nell’applicazione di un’aliquota sostitutiva, fissa e agevolata che sostituisce Irpef e relative addizionali, imposta di registro, imposta di bollo di 16 euro. Sugli affitti a canone libero si applica un’aliquota del 21%, mentre la legge di Stabilità 2018 ha prorogato l’aliquota del 10% per i contratti a canone concordato anche per il biennio 2018-2019. La data che i contribuenti adesso devono segnare in rosso sul calendario è quella relativa alla scadenza del 2 luglio.

Il 2 luglio 2018, infatti, scade il termine ultimo per il versamento del saldo 2017 e per l’acconto 2018 della cedolare secca. La scadenza per il 2018 è prorogata di due giorni rispetto al termine ordinario del 30 giugno che cade di sabato.

I contribuenti titolari di redditi da locazione che hanno aderito al regime della cedolare secca al 21% o al 10% sugli affitti dovranno versare l’importo dovuto entro il 2 luglio 2018, stessa scadenza per il versamento di Irpef e contributi Inps. Per il versamento del saldo 2017 e dell’acconto 2018 della cedolare secca bisognerà seguire le istruzioni messe a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

Per stabilire chi deve pagare l’acconto della cedolare secca 2018, di importo pari al 95% dell’imposta dovuta per l’anno precedente, bisogna far riferimento a quanto indicato nel rigo RB11 della dichiarazione dei redditi.

L’acconto è dovuto quando il rigo RB11 campo 3 “Totale imposta cedolare secca” supera 51,65 euro. In caso contrario non è necessario versare l’acconto 2018, ma soltanto il saldo 2017, pari dunque al restante 5% della cedolare secca. L’acconto non è dovuto nel primo anno di esercizio dell’opzione per la cedolare secca, poiché manca la base imponibile di riferimento, cioè l’imposta sostitutiva dovuta per il periodo precedente.

Nel caso in cui l’importo dell’acconto per la cedolare secca 2018 sia superiore a 51,65 euro, il versamento deve essere effettuato nelle seguenti scadenze e modalità:

  • unica soluzione entro il 30 novembre 2018 qualora l’importo dovuto sia inferiore a 257,52 euro;
  • due rate qualora l’importo dovuto sia superiore a 257,52 euro e in questo caso i versamenti devono essere suddivisi in due scadenze, prima rata di acconto entro il 2 luglio 2018 nella misura del 40% del dovuto, seconda rata di acconto entro il 30 novembre 2018 nella misura del 60%.

Nel caso in cui il contribuente prevedesse un reddito da locazione inferiore, e quindi una minore imposta, gli acconti dovuti possono essere ridotti in proporzione. Ma in dichiarazione dei redditi, rigo RB12, bisogna comunque indicare gli importi dovuti con il “calcolo storico”.

Per quanto riguarda il versamento del saldo 2017 della cedolare secca, la scadenza è fissata al 2 luglio 2018 o al 31 luglio con maggiorazione dello 0,40%.

Il saldo 2017 e l’acconto 2018 della cedolare secca devono essere pagati tramite modello F24, sezione Erario, utilizzando i seguenti codici tributo:

  • codice tributo 1840: Cedolare secca locazioni – Acconto prima rata;
  • codice tributo 1841: Cedolare secca locazioni – Acconto seconda rata o unica soluzione;
  • codice tributo 1842: Cedolare secca locazioni – Saldo.
  • Fonte:Idealista

Come trasformare 50 mq «a misura di Airbnb»

Un appartamento di 50metri quadrati può rappresenatre il “taglio” ideale da trasformare in una casa-vacanze intima e confortevole da affittare per brevi periodi, soprattutto se collocato in zone turistiche. Come è il caso di un appartamentino in un palazzo di pregio nel centro di Napoli, il cui proprietario, dopo aver aperto un contest di progettazione architettonica sulla piattaforma GoPillar, ha raccolto 17 diverse idee progettuali da architetti e interior designer di tutto il mondo, per riconvertirlo in modo smart e flessibile, in modo da renderlo adatto sia a giovani coppie che a piccoli gruppi o famiglie di 3-4 persone.

Il progetto vincitore è quello, semplice e lineare, di Angelica Contursi, che riesce a suddividere in maniera ottimale gli spazi in modo da ricavare un ambiente separato per ogni funzione dell’appartamento. Lo fa posizionando un cucinotto all’ingresso. separato dal resto dell’area living da una porta a soffietto per risparmiare più spazio possibile, porta che ritroviamo all’ingresso della camera da letto annessa a un piccolo bagno che sacrifica un po’ gli spazi a vantaggio di una maggiore funzionalità. L’area living, caratterizzata da un arredo essenziale e facilmente movibile, si trasforma all’occorrenza in una seconda zona letto attraverso l’inserimento di una parete attrezzata con letti a scomparsa.

L’architetto Alessio Runci, invece, imposta la pianta in modo diverso, collocando i servizi all’ingresso, e lasciando il maggior spazio possibile alla zona notte, sia con la presenza di un’ampia camera matrimoniale principale, sia con l’inserimento nell’esatto centro dell’area living di un comodo divano letto, che la trasforma in una seconda camera da letto senza intralciare la fruizione di nessun altro spazio. Il modulo cucina si compone di una parete attrezzata posta in una nicchia defilata nel soggiorno, in modo da evitare ulteriori ingombri nel living; l’utilizzo di mobili e piastrelle colorate e di design lo pone comunque in una posizione di risalto e funzionalmente separata dal resto dell’ambiente.

La soluzione proposta da Alessio Pea prevede una variazione totale dell’appartamento in due soluzioni alternative ma conviventi, monolocale open space di giorno e bilocale di notte, grazie all’inserimento interno di una parete totalmente apribile a pacchetto al posto del tramezzo divisorio. Per massimizzare ulteriormente l’alternanza funzionale tra zona giorno e zona notte anche l’angolo cottura è pensato a scomparsa, con delle ante a libro chiudibili attraverso un binario di alluminio che la rendono perfettamente mimetizzabile nella stanza una volta terminato il suo utilizzo. Di notte, una parete a scomparsa si poggia comodamente su uno dei divani rivelando un letto matrimoniale, senza la necessità di spostare nessuno dei mobili del soggiorno; il divano letto e il tavolo retraibile completano la trasformazione.

Fonte: Il sole 24 ore