“I tassi sui mutui non sono mai stati così bassi nella storia della Repubblica”

Mercato del credito delle famiglie e crediti tossici in pancia alle banche. Sono gli argomenti centrali affrontati da Angelo Peppetti, della direzione strategie e mercati finanziari dell’Abi, ospite di Immonext 2018 – il forum sul mercato immobiliare organizzato a Milano da idealista. Nel corso del suo intervento, Peppetti ha voluto sottolineare il buon momento che sta vivendo il settore dei mutui, con tassi “che non sono mai stati così bassi nella storia della Repubblica”, tanto che “il 70% delle famiglie italiane sarebbe in grado oggi di sostenere la rata di un finanziamento”.

“Il Pil nel nostro Paese sta crescendo in maniera stabile e costante – ha affermato Peppetti – a dicembre 2017 abbiamo registrato un incremento dell’1,5%, riteniamo dalle nostre previsioni che possa essere mantenuto questo dato anche nel 2018, con un lieve calo negli anni successivi, ma con una crescita stabile. Questo si riflette necessariamente sull’andamento dei Non performing loans che abbiamo accumulato nel corso della crisi, dal 2010 al 2011”.

Gli Npl in pancia alle banche

E ha aggiunto: “C’è un andamento abbastanza significativo decrescente degli Npl, cioè dei finanziamenti che hanno comunque un ritardo di pagamento superiore a 180 giorni, mentre al contempo stanno crescendo i finanziamenti performing, cioè quelli che invece vanno bene e sono regolari nel pagamento delle rate. Le attività delle banche nella riduzione degli Npl sono state abbastanza costanti e hanno generato una riduzione significativa che porta il rapporto tra i Non performing loans e gli attivi al 13,5%”. Peppetti ha quindi passato in rassegna la situazione generale.

Sul fronte dell’andamento relativo alle sofferenze nette, cioè il vero rischio delle banche, quindi sofferenze che non sono coperte né da riserve né da garanzie, il picco lo abbiamo avuto a novembre del 2015 (88,8 miliardi), mentre a febbraio 2018 sono scese a 54,5 miliardi, -37 rispetto a dicembre 2016, -39 rispetto a novembre del 2015. La decelerazione è costante, continua e rapida.

In merito all’andamento dell’evoluzione del rischio del credito in Italia, quindi la probabilità di insolvenza in funzione dei diversi comparti di finanziamento, il comparto più rischioso è quello delle imprese (2,5%). Qui si segnala un andamento decrescente, ciò sta a significare che si è ricominciato a onorare le proprie rate e a pagare nuovamente i finanziamenti.

Per quanto riguarda la tenuta del settore bancario, la capacità di copertura interna – con gli attivi interni, con i saldi interni delle banche – rispetto ai Non performing loans è intorno al 64,4%, ma se vediamo i dati relativi al tasso di recupero in caso di procedure esecutive arriviamo al 43%: sommando il 64% con il 43% si supera abbondantemente il 100%, quindi ci troviamo anche in termini di sofferenze nette in una situazione abbastanza positiva.

Analizzando la rischiosità delle imprese, è emerso che le piccole imprese sono quelle che in termini di numerosità, ma anche in termini di ammontare, hanno una maggiore rischiosità. Una nota dolente sta nel fatto che il tasso di insolvenza delle imprese che fanno parte del comparto delle costruzioni si aggira attorno al 5%, il doppio delle normali imprese più rischiose.

Sul fronte delle procedure esecutive, l’Italia non ha una buona situazione. Le procedure di recupero del credito rappresentano un importante gap competitivo che il nostro Paese ha rispetto agli altri Paesi.

L’andamento del mercato delle famiglie

Peppetti ha poi sottolineato: “L’andamento del mercato delle famiglie – mutui ipotecari e credito al consumo – sta andando molto bene: le consistenze a febbraio 2018 hanno segnato un +2,2%. Se analizziamo i prezzi di acquisto delle abitazioni, arriviamo intorno al 2,6%, abbiamo un ammontare di consistenze pari a 375 miliardi di euro, una crescita molto positiva, sicuramente superiore rispetto a quella del prodotto interno lordo”.

Sottolineando: “C’è un punto però su quale porre attenzione: l’andamento della domanda, cioè quante persone vanno in filiale a richiedere notizie in merito all’accensione di un finanziamento. I prestiti finalizzati, quindi al consumo, stanno andando abbastanza bene, mentre notiamo una riduzione delle richieste di mutui e surroghe. Noi leggiamo una riduzione dell’operazione di surroga, questo perché chi doveva fare un’operazione di surroga volta ad abbassare i propri tassi di interesse lo ha già fatto. Quello che stiamo vedendo in questo momento, in relazione ai timori di crescita dei tassi di interesse, è quello di trasformare il mutuo da variabile a fisso”.

Significatività dei mutui rispetto al Pil

Analizzando poi il rapporto tra la significatività dei mutui rispetto al Pil, è emerso che “l’Italia ha una significatività simile a quella dei Paesi dell’Europa orientale, come l’Ungheria, la Romania, la Polonia, cioè Paesi che non hanno una tradizione capitalistica come la nostra, ma sono usciti da un’economia pianificata dove la casa veniva data dallo Stato. C’è un potenziale di crescita abbastanza significativo, anche perché il tasso di indebitamento delle famiglie italiane è tra i più bassi d’Europa e si aggira attorno al 64/67% (dipende dalle statistiche che prendiamo della Banca d’Italia o della Bce) rispetto a una media del 90% che è quella europea, senza arrivare ai picchi del 110% tipico dello Uk”.

Peppetti ha poi spiegato: “Abbiamo anche analizzato un indice funzionale al verificare se le famiglie italiane sono in grado di sostenere le rate dei mutui, simulando un mutuo di 110.000 euro, tasso di interesse fisso, durata ventennale, loan to value all’80%. L’80% dei mutui ipotecari è cointestato, quindi non bisogna prendere in considerazione il singolo reddito, ma nella realtà operativa il mutuo è nell’80% dei casi sostenuto da due redditi. In base a questo indice di capacità di sostenere le rate riteniamo che oltre il 70% delle famiglie italiane se interessate sarebbero in grado di poter sostenere le rate”.

Gli aiuti pubblici al mutuo

In conclusione, Peppetti ha ricordato quello che è uno strumento molto importante: il Fondo centrale di garanzia, “che garantisce il 50% di mutui ipotecari, che è gratuito, non ha vincoli se non il fatto che il mutuo non deve essere superiore a 250.000 euro, che consente anche alle banche di poter erogare fino al 100% del finanziamento”.

Peppetti ha sottolineato: “Il Fondo ha erogato in due anni 4,1 miliardi di euro, un altro miliardo e mezzo è in fase di istruttoria da parte del Fondo stesso. Circa il 56% è stato erogato a mutuatari che hanno un’età inferiore a 35 anni, quindi un target specifico che ha bisogno di garanzie. Le banche che utilizzano questo Fondo non possono richiedere ulteriori garanzie, ovviamente oltre all’ipoteca, ai propri clienti”. Esaminando l’andamento delle domande giornaliere registrato alla Consap, ha evidenziato che “si è partiti nel 2015 a 3 e si è arrivati a marzo 2018 a 304 domande giornaliere, 1 ogni 6 minuti”.

Peppetti ha quindi affermato: “E’ un Fondo che ha funzionato. Se le cose si fanno bene, si riescono a trovare strumenti utili per favorire l’accesso al credito”. E ha chiosato: “Ci sarà uno sviluppo del mercato immobiliare? Questo dipende un po’ dall’andamento dell’economia generale. Nel 2011 abbiamo verificato una riduzione fortissima delle domande delle famiglie, al di là dell’erogazione, non tanto perché non sarebbero riuscite a sostenere le rate del proprio mutuo, ma perché non avevano una percezione positiva del futuro, del proprio posto di lavoro, quindi semplicemente non volevano rischiare di sostenere un investimento a lungo termine. Molto quindi dipenderà anche dalla percezione che avranno le famiglie sull’andamento dell’economia, oltre ovviamente all’effettivo andamento dell’economia”.

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